La fantasia che riesce a stimolare la segretaria del Pd nei giornali

Elly Schlein

Anche se i giornali di Angelucci, parlamentare ora della Lega dopo esserlo stato di Forza Italia, non godono in questi giorni di benevola attenzione, diciamo così, per il tentativo dell’editore di acquistare pure l’Agenzia Italia , fondata e posseduta da 60 anni dall’Eni, merita una citazione il brillante titolo di oggi del quotidiano Il Tempo sulla situazione nel Pd. Dove si intrecciano la rivalità interne sulle candidature alle elezioni europee del 9 giugno e il crescente malumore per i rapporti d’inseguimento fra la segretaria Elly Schlein e il presidente del MoVimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Un inseguimento elettorale, con i due partiti distanziati di pochi punti nei sondaggi, e politico per chi a suo tempo dovrà o potrà guidare un’eventuale alleanza alternativa al centodestra a livello nazionale, e non solo ad alcuni livelli locali.

         “Pd a brandElly” è il titolo del giornale romano, di una certa brillantezza competitiva con quella più abituale di una testata politicamente e culturalmente opposta com’è quella del manifesto. A ciascuno il suo.

Una riabilitazione di Leone sul Corriere scritta da un Veltroni un pò reticente…..

Dal Corriere della Sera

In un pur vistoso proposito di riabilitazione storica della buonanima di Giovanni Leone, tornato sulla prima pagina del Corriere della Sera in fotografia fra due cavalli di bronzo, come le facce di quanti ne reclamarono e ottennero nel 1978 le dimissioni da capo dello Stato per chiedergli scusa piò o meno esplicitamente dopo vent’anni, Walter Veltroni alla fine ha ceduto alla sua passione politica. Ed ha ridotto il ruolo principale invece svolto dal suo partito, il Pci, in quella vicenda.

Il libro di Veltroni su Carretta

Essa non fu così drammatica come il linciaggio nel 1944 dell’ex direttore del carcere romano di Regina Coeli, Donato Carretta, dallo stesso Veltroni raccontato in un libro fresco ancora di stampa e fra i più venduti in questi giorni, ma fu ugualmente oscena, forse ancora di più per il tanto tempo trascorso nel 1978 dal clima caotico di 34 anni prima, a guerra ancora in corso e con l’Italia fisicamente, politicamente e militarmente spaccata in due.

         “Leone -racconta Veltroni- fu costretto alle dimissioni, primo caso della storia repubblicana, in seguito a ripetute campagne di stampa contro di lui”. Che in effetti ci furono, per carità, tutte tendenti a coinvolgerlo in alcuni scandali, Ma non furono quelle a far dimettere Leone. Fu un diktat del Pci, subìto dalla Dc in una maggioranza di governo condizionata dall’appoggio esterno dei comunisti, per avere egli osato mettersi di traverso durante il sequestro di Aldo Moro sulla strada della linea della cosiddetta fermezza.

Veltroni sul Corriere della Sera

         Veltroni la mette invece così in un passaggio dell’articolo, scritto dopo avere consultato anche le carte di Leone depositate in Parlamento: “I giornali ogni giorno picchiano sul Quirinale, il sistema politico è già scosso dalle conseguenze del devastante assassinio di Moro. I referendum sulla legge Reale e sul finanziamento pubblico dei partiti hanno disvelato un profondo malcontento, la Dc è nella bufera, il Pci in verità non regge più una solidarietà nazionale che è divenuta un simulacro e usa il caso Leone per dare un segnale”. Un segnale.

Veltroni ancora sul Corriere della Ser

         “Paolo Bufalini -racconta ancora Veltroni, che a 23 anni già frequentava come un mezzo dirigente la sede del Pci alle Botteghe Oscure- si fa ricevere dal capo della segreteria Valentino per comunicare la decisione presa. E’ il primo atto dello sganciamento del Pci, dopo la morte d Moro, da una un equilibrio di solidarietà nazionale che nessuno sembra più volere”. La decisione, naturalmente, è quella di farlo dimettere, di deporlo sei mesi prima della scadenza del mandato.

Veltroni sul Corriere della Sera

         Lo stesso Bufalini -racconta più avanti Veltroni – “ammetterà: A me non risultò mai nulla contro di lui. Infatti il Pci non si associò alla campagna di stampa che lo aveva preso di mira”. Esso fece di più: impose alla Dc e ai suoi uomini, a cominciare dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti e dal segretario del partito Benigno Zaccagnini, le dimissioni di Leone, in uno scenario più da Cremlino, di allora e di oggi, che da Quirinale. Una vergogna rimasta semplicemente impunita.

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

Blog su WordPress.com.

Su ↑