La farsa istituzionale della corsa alle liste elettorali del 2018

Ancora una volta la vignetta supera l’editoriale. Ed ancora una volta la mano felice del vignettista è quella di Sergio Staino, che ha saputo rappresentare come meglio non si poteva la farsa istituzionale che si sta consumando nella corsa alle prossime elezioni politiche.

Portato molto opportunamente dall’interno, dove abitualmente compaiono i suoi disegni, sulla prima pagina de La Stampa, l’ex e ultimo direttore dell’Unità purtroppo scomparsa dalle edicole ha fatto prospettare al suo Bobo l’idea paradossale di candidare alle prossime elezioni come portabandiera del Pd il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarebbe la contromisura dell’ancora maggiore partito della sinistra di fronte alla decisione già presa dal presidente del Senato Pietro Grasso di capeggiare le liste elettorali antirenziane di “Liberi e uguali”. Così infatti hanno deciso di chiamarsi compagni, amici ed estimatori di Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Pippo Civati, nell’ordine della loro notorietà e lunghezza di carriera politica.

Ma la contromisura varrebbe anche di fronte alla tentazione attribuita da Staino alla presidente della Camera Laura Boldrini di unirsi elettoralmente -solo elettoralmente, per carità- all’ammogliatissimo Grasso. Eppure la signora di Montecitorio, forse anche perché preceduta nei tempi dal presidente del Senato per via dei suoi impegni con la sessione di bilancio in corso alla Camera, è sembrata ancora indecisa a qualcuno che le ha parlato.  

 Penso che Mattarella sia stato il primo a sorridere della vignetta  di Staino, augurandosi di continuare a stare bene in salute e di non essere impegnato troppo a lungo in missioni all’estero: circostanze nelle quali scatterebbe la supplenza quirinalizia di Grasso come seconda carica dello Stato.

Una dimostrazione fisica degli effetti di questa che insisto a considerare, al di là delle intenzioni degli interessati, una farsa istituzionale l’ho colta seguendo dalla tribuna stampa di Palazzo Madama la commemorazione di Enzo Bettiza, già senatore della Repubblica e poi parlamentare europeo, morto a 90 anni nello scorso mese di luglio.

Per quanto di altissimo profilo politico e culturale, specie negli interventi del capogruppo del Pd Luigi Zanda e di quell’irriducibile liberale che considero Luigi Compagna, entrambi amici oltre che estimatori del mio carissimo Enzo, la celebrazione si è svolta in un’aula francamente disattenta e vociante come quella di una scolaresca indisciplinata. Dove tutti mostravano di avere ben altro -di natura prevedibilmente elettorale- cui pensare e di cui parlare fra di loro, a cominciare purtroppo da chi presiedeva la seduta. Che era proprio Grasso, costretto per il ruolo che ha deciso volontariamente e orgogliosamente di assumere a pensare continuamente al risultato che potrà raccogliere nelle urne fra qualche mese con i suoi “liberi e uguali”. Ho contato un solo ricorso del presidente alla campanella di ordinanza per richiamare l’uditorio al silenzio. Che era poi anche rispetto per uno scrittore che ha onorato la politica e la cultura europea, oltre che italiana.

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